La Danzamovimentoterapia

La Danzamovimentoterapia è una disciplina specifica che collocandosi nel delicato settore della relazione d'aiuto, esige da parte di chi la pratica, una preparazione specifica e una precisa assunzione di responsabilità sul piano etico, clinico, della ricerca e dell'aggiornamento professionale.

Il danzamovimentoterapeuta deve conoscere il linguaggio corporeo, del movimento e della danza, il processo creativo e le sue implicazioni sul piano emotivo, psicologico e cognitivo, con riferimento a differenti modelli teorici ed essere in grado di formulare piani d'intervento differenziati a seconda dell'utenza coinvolta.

 

Obiettivo della Danzamovimentoterapia è la fiducia nella possibilità di recuperare una migliore integrazione tra corpo e psiche, quale fonte primaria di benessere.

La centralità è assegnata al corpo e al suo movimento espressivo-creativo quale veicolo per la costruzione della relazione e del processo terapeutico.

La DMT è innanzitutto la riattivazione di un piacere e di una pulsione ancestrale che spesso si è persa nella vita quotidiana.

Il piacere di muoversi è spesso il piacere di agire che si trasforma progressivamente in un progetto di agire, perciò in movimento creativo, attraverso l'esplorazione motoria, la liberazione del gesto, la relazione dinamica con il suolo e il rapporto con i gesti.

La Danzamovimentoterapia privilegia le modalità non verbali per costruire la relazione terapeutica.

Anche la potenzialità del processo creativo in quanto elemento di cura e di trasformazione è innegabile.

Tutto ciò può trovare anche nella forma ludica una maniera per realizzarsi.

Il gioco rappresenta sia un momento simbolico di recupero di una dimensione infantile e primitiva e perciò un'espressione del vissuto inconscio, sia una forma di espressione spontanea e creativa, che dà una forma e una soluzione simbolica ai conflitti.

Il contatto psichico tra due esseri presuppone un atto di volontà, un’ unione basata su delle emozioni e dei sentimenti comuni.

Il contatto psichico può essere non verbale, un’interazione che suscita un’eco affettiva che si trova alla base di tutte le forme di linguaggio.

Una volta inventato il linguaggio, l’uomo ha continuato a custodire, nel più profondo del suo essere, la capacità prelinguistica di percezione comunicante e di espressione caratteristica dello spirito che si esprime anche attraverso l’eloquenza del silenzio.

 

IL METODO FUX

Il Metodo Fux è stato ideato dalla danzatrice e coreografa argentina Maria Fux. Esso è una metodologia che, lavorando a livello corporeo, ha come risultato un cambiamento che porta all'integrazione dell'individuo a livello corporeo, emotivo, immaginativo.

In questa metodologia, il conduttore utilizza come stimoli degli oggetti che hanno una valenza sul piano sensoriale e cromatico, e che posseggono in sé un forte contenuto simbolico. (stoffe, carta, elastici, bastoni, palloncini, piume...di colori, dimensioni e materiali diversi.)

Nel Metodo Fux, oltre che con il corpo, si comunica, con quelle, che Maria chiama Parole Madri, parole che comunicano direttamente con il corpo e con l'inconscio del soggetto, attraversando la barriera della mente.

Esse raggiungono in ogni persona quel luogo in cui possono essere recepite, creando una situazione comunicativa diretta.

L'improvvisazione motoria che è alla base del Metodo Fux, consente a ciascuno di muoversi per quello che riesce e per quello che può, svelando e rendendo esplicite le modalità relazionali e comportamentali, avviando il processo di rafforzamento dell'Io dando la possibilità di sentirsi nel proprio corpo in modo armonico.

Il movimento e l'espressione corporea vengono usate non solo per l'insita capacità di suscitare emozioni e risvegliare ricordi, ma anche come strumento per comunicare ed interagire.

Maria Fux, dice che la DMT può essere un ponte, inteso come un tramite che mette in relazione e in comunicazione le persone coinvolte, tra loro, con il conduttore e con sé stesse.

Questa comunicazione si può creare solo attraverso il linguaggio non verbale, dando più spazio al silenzio delle parole per far parlare ciò che non viene o non può essere espresso.

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