Le memorie del corpo, DMT e Alzheimer

LE MEMORIE DEL CORPO,
incontro in danza con un soggetto affetto da Alzheimer

E., una donna di circa ottant'anni ospite della casa di riposo in cui conduco un laboratorio di Musica e Movimento, è affetta dalla malattia di Alzehimer. Il suo aspetto dimesso e un po' trasandato, i capelli poco curati e lo sguardo un po' perso indicano il suo stato mentale, ma non lasciano trapelare le sue risorse. La conoscono tuttti nell'Istituto per i suoi discorsi privi di senso e perchè, completamente disorientata nel tempo e nello spazio, non è in grado di muoversi autonomamente.

Nonostante ciò, E. non si perde neanche un incontro e, ogni settimana, da due anni, ci incontriamo per ritrovare insieme memorie dimenticate.

La proposta di musica e movimento attrae subito la donna, che scopre gradatamente che durante gli incontri può danzare, può alzarsi dalla sedia e muoversi nello spazio. Il suo corpo si anima già da quando il brano proposto manda le prime note e ritrova gesti antichi, forse di giovane ballerina di balere. Dapprima le mani e subito dopo i piedi, seguono il ritmo della musica, non possono stare fermi. La testa e le spalle accompagnano il ritmo, in modo preciso e sincrono. Lo sguardo è perso dentro al suo ricordo che riaffiora, ma il piacere ritrovato emerge attraverso il sorriso radioso e lo sguardo che si illumina.

Un giorno in cui danzavamo insieme al centro della sala, mi dice, alzando gli occhi verso di me e prendendomi le mani: “E' bellissimo!”.

Mi commuove vedere come la sua parte residua sana, legata a questo antico ricordo riemerge in un'azione così semplice come muoversi spontaneamente su una musica proposta. Infatti il movimento e la musica hanno la funzione di contattare quelle parti della memoria corporea residua e di aiutarlo a riportarle alla luce, attraverso i gesti che emergono dal profondo e si manifestano all'esterno attraverso il movimento spontaneo.

La musica viene recepita da quella parte del cervello non intaccato dalla malattia e riesce ad rievocare ricordi che altrimenti rimarrebbero sepolti o dimenticati per sempre. Anche l'area cerebrale deputata al movimento rimane attivabile e per cui in seguito alla suggestione favorita dalla musica proposta e dalla presenza del conduttore, si accende, permettendo al soggetto di muoversi in modo sciolto ed armonico. In età senile, quando la demenza si presenta, il senso di identità e la relazione fra la realtà e i suoi sentimenti, vengono alterate. La persona perde diverse autonomie e la capacità di preoccupazione per gli altri, essendo interamente rivolta su di sé stessa.

Una delle cose che da subito mi colpisce in E. sono le sue mani. Sempre in movimento, agitate, nervose. Sembra che vogliano parlare e comunicare qualcosa che la parola stenta a dire. Ad eccezione della mani e dei piedi, anch'essi pronti a seguire il ritmo appena al musica parte, il corpo di E. è atonico e svuotato di energia. La chinesfera è ristretta, le spalle flosce. La degenerazione cerebrale unita alla sua istituzionalizzazione lascia tracce profonde nel corpo di E.

La presa in carico di un paziente affetto da una malattia degenerativa comporta la capacità di osservare ogni minimo cambiamento, ogni sfumatura di gesto e di eloquio che esso propone, ponendo un'attenzione speciale alle sensazioni controtransferali che il corpo del conduttore accoglie e sente dentro di sé. Infatti lavorare con un soggetto anziano, portatore di un deficit che gli riduce progressivamente il campo di azione e relazione nella vita quotidiana, porta con sé un carico di fantasmi e paure legati alla perdita di autonomia che risulta più o meno inevitabile per tutti.

Anche nell'ultima fase della vita, il movimento proposto dal danzamovimentoterapeuta può aver una funzione di rallentare il processo degenerativo restituendo al soggetto dignità e voglia di vivere. Un percorso di questo tipo può essere di grande sostegno al paziente e alla famiglia che gli sta intorno e può restituire sensi e significati perduti e relazioni maggiormente significanti.

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