Le ragioni di una scelta

Le ragioni di una scelta
(di Elena Caniato)

Il mio approccio alle artiterapie è stata un’esperienza totalizzante che prevede non solo una riflessione teorica ma anche e soprattutto un lavoro su me stessa, sul mio modo di leggere esperienze e sensazioni. La prima motivazione che mi ha incoraggiata nell’uso di queste tecniche è, dunque, di tipo emozionale . Questo approccio mi ha permesso di esprimermi attraverso un linguaggio che si è rivelato estremamente evocativo e coinvolgente.

 

Come spesso mi accade l’emozione deriva soprattutto dalla sorprendente sensazione che in una nuova esperienza io ritrovi tracce e rimandi alla mia storia: fin da piccola sono stata abituata a confrontarmi con persone in grado di esprimere le proprie emozioni attraverso diverse forme d’arte e ritrovarmi ora l’opportunità di utilizzare questo canale come mezzo per aiutare gli altri mi dà la sensazione di tornare a parlare una lingua ascoltata nell’infanzia e mai dimenticata…

Usare la forma artistica come via preferenziale per l’introspezione significa puntare sullo sviluppo della creatività, significa contare sulla capacità di rigenerarsi, impadronirsi dell’energia necessaria per rileggere la propria condizione da un nuovo ed originale punto di vista che permette la scoperta di inaspettate vie d’uscita da un problema apparentemente destinato a bloccare l'esistenza. Chi si esprime in modo creativo non si ferma alla prima difficoltà ma cerca vie nuove per esprimere se stesso, così facendo favorisce l’elaborazione di un pensiero divergente ed impara a vedere nella diversità una qualità arricchente del reale e non una ragione di attrito e un alibi per la costruzione di barriere impermeabili.

La via da imboccare per incontrare l’altro e per mettersi in ascolto non può prescindere dallo sviluppo di adeguate capacità di comunicazione. E con questo intendo innanzitutto la possibilità di mettersi in contatto con il proprio mondo interiore, creare connessioni tra i pensieri e le percezioni. Comunicare diventa sinonimo di narrare, raccontare a se stessi e agli altri le proprie radici, la propria essenza che gradualmente si disvela man mano che si penetra nel profondo della propria anima. Ma comunicare è, nell’accezione più comune, sviluppare legami con chi ci è intorno, creare con chi incontriamo intrecci complessi che sostengono l’architettura della nostra vita. Per questo è importante che la comunicazione sia chiara e aperta, non imbrigliata da artificiose sovrastrutture; ricca ed evocativa come solo un messaggio analogico può trasmettere; dinamica e articolata come solo un canale multisensoriale può veicolare. Il potere della parola è enorme, è un linguaggio che permette di arrivare a livelli di astrazione altrimenti irraggiungibili ma presenta anche dei limiti: può essere un ostacolo per chi, per ragioni culturali, fisiche o psicologiche, non riesce a sfruttare questo canale e può offrire, a chi lo conosce così bene da farne uno strumento di manipolazione della realtà, la possibilità di negare a se stessi e agli altri una verità che non si vuole affrontare. Al contrario i linguaggi non verbali, pur mantenendo inalterato il potere evocativo, permettono a tutti di esprimersi più facilmente rendendo al contempo più difficile dissimulare la verità.

Io credo che chi ci domanda aiuto debba restare il protagonista del suo percorso e lasciare che si esprima attraverso un fare, chiedergli di manifestare il suo punto di vista con gesti, suoni e segni che lascino una traccia del suo percorso significa riconoscere il ruolo primario che la persona in cerca di aiuto deve giocare nel suo processo di guarigione.

Altra parola chiave è profondità: non credo nelle soluzioni rapide che guardano al sintomo senza preoccuparsi della ragione ultima del disagio. Il percorso analitico che porta all’inconscio è un percorso lungo e difficile e si rivela spesso un’impresa ardua da affrontare. La scelta di un percorso alternativo, che conduce all’inconscio attraverso l’arte, la musica o la danza può garantire il raggiungimento di risultati più immediati ma parimenti efficaci.

Le tre vie ora indicate non sono da considerarsi alternative l’una all’altra, al contrario possono lavorare in sinergia permettendo di sperimentare nuovi intrecci tra linguaggi diversi e di evocare suggestive sinestesie espressive. E chissà quali paesaggi dell’anima ancora inesplorati si possono scoprire percorrendo questi sentieri, basta solo aver la voglia e il coraggio di intraprendere il percorso…

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